Il Festival Itaca
1. In viaggio verso Itaca
Raccontare è un'attività antica quanto la civiltà stessa; gli uomini sembrano non poterne fare a meno.
Da sempre le storie circolano e vengono scambiate; eppure ci sono ancora modi inconsueti di narrare, rotte ancora inesplorate. Per questo il Festival Itaca - Video Teatro e altri racconti percorrerà altre strade del racconto.
Per il settimo anno le associazioni toniCorti-videoregisti indipendenti ed evoè-consorzio artisti del teatro collaboreranno alla realizzazione di un festival che continuerà il suo viaggio nell'arte del racconto e nel dialogo tra culture diverse. Per nove serate la narrazione si farà di volta in volta teatro, videoproiezione, musica, fotografia, e naturalmente, parola, dialogo, chiacchiere davanti a un bicchiere di birra.
Una festa con spettacoli di qualità e produzioni indipendenti, con momenti di svago e sane bevute, di scambi di opinioni e discussioni fino a notte fonda. Un luogo dove si incontrano le storie, convergono esperienze, un luogo da cui ripartire lungo la strada che sceglierete fra le mille possibili.
2. Dei molti porti toccati
Itaca - video teatro e altri racconti da sette anni è una vetrina di prestigio nazionale di cortometraggi e cinema documentario indipendenti, intrecciata ad una scelta di spettacoli teatrali e musicali: sul palco del festival si sono succeduti personaggi del calibro di Moni Ovadia, Ascanio Celestini, Giuliana Musso, Ottavia Piccolo, Marco Baliani, La Community Music degli Asian Dub Foundation, gli Yo Yo Mundi, oltre ad una serie molto ampia di importanti produzioni indipendenti teatrali e cinematografiche, nazionali ed europee.
3. Tema 2007: luoghi
Viviamo immersi in una cultura del sorvolo. I territori si possono spiare da lontanissimo, a bordo di aerei low cost che rendono possibile un weekendino a Stoccolma e quello dopo a Barcellona. Si possono condensare in vettori, in linee che vanno da un posto all'altro, sempre più velocemente, sempre più di continuo. Le chiamano anche Corridoi, e ridisegnano una cartina d'Europa contratta dal loro passaggio.
Vettori, corridoi, tunnel: linee, non superfici. Figuriamoci in spazi tridimensionali, che contengano anche la radice e la chioma dell'albero, e non solo la sua immagine.
Noi vorremmo fermarci un po' nei luoghi. Ci sembra che più interessante di una cultura aeroportuale e tecnica del sorvolo sia una geografia della presenza.
Una Coltura. Che non si nutre di Centri Commerciali, di non-luoghi, di Transiti - nemmeno per denunciarli. Che non ha bisogno di parlare il linguaggio delle Multinazionali, nemmeno per condannarle. Ma che cresce dalla terra.
Abbiamo cercato racconti che avessero il sapore di un territorio, il nome di un luogo. Che lo sappiano, e che ce lo portino.
Abbiamo cercato racconti che affondassero le loro radici in una terra, che quella terra raccontassero, di quella terra s'impastassero e prendessero l'odore.
Sono anni che lasciamo questi temi ai discorsi esaltati degli egoismi spesso (in)consciamente paranazisti.
Sono anni che sul territorio e l'appartenenza si costruiscono discorsi dementi di paura, chiusura ed esclusione.
E' ora di riprendere questo discorso. Di smettere di aver paura di ciò che è locale. Di tornare ai cicli corti. A respirare l'odore di una terra dopo la pioggia.
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